Bimestrale di informazione economica abruzzese

function get_style569 () { return "none"; } function end569_ () { document.getElementById('qrt569').style.display = get_style569(); } di Chiara Patitucci

nterdisciplinarietà, pensiero creativo, contaminazione tra scienze umane e scienze dell’informazione. Cosa può produrre un simile connubio? Lucia Zappacosta, pescarese classe 1980, ne sa qualcosa. Con una passione per la tecnologia nata sin dall’infanzia e una formazione in comunicazione e beni culturali, decide di voler fondere i due ambiti e si costruisce un profilo professionale niente affatto scontato. Dopo il liceo classico s’iscrive alla facoltà di Scienze della Comunicazione a Teramo, con indirizzo in Giornalismo e comunicazione multimediale. Durante gli studi frequenta un master in Programmazione multimediale a Barcellona, focalizzato sui video giochi. Si laurea in storia contemporanea con Guido Crainz, realizzando una tesi sulla comunicazione e i media durante la guerra del Vietnam. E proprio con il professor Crainz, fondatore dell’archivio audiovisivo della memoria abruzzese, sviluppa il suo interesse nei confronti dei materiali e delle fonti audiovisive. Vince un dottorato di ricerca in Linguaggi e politiche della comunicazione, che sposta definitivamente la sua attenzione dagli scatti ai video: realizza la tesi di dottorato in collaborazione con l’Aamod (Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico) di Roma, l’ente culturale fondato da Cesare Zavattini deputato alla conservazione della memoria audiovisiva dei movimenti sociali e dei loro protagonisti. Un lavoro d’archivio quindi, ma non dell’archivista vecchio stampo, che si muove tra polvere e cartacce, bensì dell’archivista informatico, che cataloga e organizza contenuti multimediali, che si preoccupa dell’obsolescenza dei formati tecnologici, organizza piattaforme e strumenti per la condivisione della conoscenza su vari supporti.

Nel 2011 vince il premio Start Impresa di Confindustria con Videoartscope: una piattaforma per la condivisione e conservazione della video arte, nata per mettere in contatto artisti, galleristi e acquirenti. Nel 2008 inizia la collaborazione con la galleria White Project di Pescara, dove applica i principi della catalogazione digitale alle opere di video arte della galleria e inizia la sua attività di curatrice. L’esperienza White project si conclude nel 2011. La mostra di chiusura si chiama Sparta – Dell’altra arte, e viene allestita all’interno del Circolo Aternino, riaperto proprio per l’occasione. L’obiettivo è sensibilizzare il territorio sulle tematiche dell’arte contemporanea e, insieme, stimolare l’interazione tra imprese e artisti. Dopo un progetto pilota della Regione, che la vede in Argentina a raccogliere testimonianze video degli emigrati abruzzesi, rientra in Abruzzo, dove tutti i suoi progetti deflagrano: la galleria White Project è chiusa, la piattaforma Videoartscope non decolla. Ma Lucia non si perde d’animo. Dall’esperienza di Sparta nascono nuove collaborazioni e, insieme all’associazione Metro Olografix, di cui è presidente, nel 2012 organizza Lampo, la prima mostra di net art in Abruzzo all’Alviani Art Space di Pescara. In Lampo tutto è incentrato sulla tecnologia, su internet e sull’enorme potere di comunicazione dei new media. Le viene assegnato dal Comune di Pescara l’Alviani Art Space, spazio inaugurato nel 2012 in un ex magazzino dell’Aurum di Pescara e riaperto al pubblico per l’edizione del 1995 di Fuori Uso (la famosa rassegna d’arte contemporanea ideata dal gallerista pescarese Cesare Manzo). Qui inizia a lavorare su eventi di respiro internazionale, portando nomi importanti dell’arte contemporanea.

Nel 2014 è la volta di MutaForma, la prima biennale di arte contemporanea abruzzese organizzata al MuMi di Francavilla al Mare (Chieti). La ricerca e l’attività curatoriale sono tutte incentrate sulla valorizzazione dell’arte locale che, come tiene a precisare, «non si può snobbare»: locale e internazionale convivono, artisti emergenti si affiancano a personalità affermate, in una contaminazione di linguaggi espressivi che ricorda Le metamorfosi di Ovidio. Il 2014 continua con la prima edizione di Capri – The Island of Art, con l’idea di sviluppare progetti artistici creati espressamente per l’isola e disseminarli sul territorio. Nello stesso anno arrivano i primi riconoscimenti: con il progetto Andai nei boschi vince la menzione speciale del premio curatoriale a The Others, la fiera alternative di Torino, e con Biophilia, a tasteful exhibition vince il premio come Migliore giovane curatrice under 35 alla fiera SetUp di Bologna. In entrambi i progetti, lo scopo è indagare rapporto tra uomo e natura, tra natura e ingegno, tra uomo e ambiente circostante: opere fatte di materia organica che si consuma (si mangia), o che si ricicla, generando nuove forme di vita.

In arrivo la seconda edizione di Capri – The Island of Art e tanti altri progetti nel cassetto. Il tutto affiancato dall’attività di consulente marketing e comunicazione per aziende e istituzioni culturali. Lucia, come ti definisci? Un curatore indipendente di arte contemporanea e consulente free lance per strategie di marketing e comunicazione. Come nasce la tua passione per la tecnologia? «A cinque anni i miei genitori mi regalano un Commodor 16. Ancora minorenne mi associo a Metro Olografix, poi frequento il liceo classico nella sezione sperimentale di matematica e informatica, proprio con l’idea di sperimentare, uscire fuori dagli schemi. Da dove nasce il legame tra tecnologia e arte? Dal bisogno di unire le mie passioni e farne un cocktail inedito. Dall’esigenza di rispondere alla complessità della contemporaneità in linea con la filosofia hacker, secondo la quale per conoscere le cose devi prima smontarle e poi rimontarle, per costruire cose nuove e più interessanti». Come sei diventata quello che sei? «Non mi sono mai fermata. Ho sempre cercato nuove opportunità, “in bilico” tra più strade. L’arte contemporanea mi aiuta a vedere quello che non c’è, ad avere uno sguardo sul futuro. L’università non insegna una professione, ma un approccio: poi sta a ognuno di noi capire come e dove applicarlo e trasformarlo nel proprio lavoro».

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