Bimestrale di informazione economica abruzzese

function get_style626 () { return "none"; } function end626_ () { document.getElementById('qrt626').style.display = get_style626(); } di Andrea Beato

La notizia è di quelle che rende orgogliosi, d’esempio per l’intero tessuto imprenditoriale locale. Compagnia del Caffè, maggiormente nota con il nome del suo brand di punta, Universal Caffè, ha ottenuto il Rating 1, “Indice di massima affidabilità”, da parte di Cribis D&b. Riconoscimento che attribuisce all’azienda il grado più alto di “serietà” economico-finanziaria. «In un momento macroeconomico così particolare – commenta l’amministratore unico Natascia Camiscia – essere insigniti da un’organizzazione internazionale non lascia sicuramente indifferenti». Su circa 11 milioni di realtà attive nella Penisola, solo il 5,6% ha raggiunto tale livello top. «Voglio condividere l’ottimo risultato con tutto lo staff, perché è frutto dell’impegno di dipendenti e collaboratori, cui va il mio sentito ringraziamento. Sono convinta che si tratti di un successo che premia non solo noi, ma in generale l’Abruzzo e il suo stile di fare impresa». Una storia iniziata oltre 50 anni fa, nel 1963, con Raffaele Camiscia che, già nel settore come rappresentante, fonda un piccolo laboratorio di torrefazione. Venuto a mancare prematuramente nel 1980, il percorso di crescita è stato proseguito dalla moglie, Irma Di Saverio, e dai figli. «I miei genitori – sottolinea la Camiscia – ci hanno trasmesso l’etica della professione. Per loro l’attività era sinonimo di soddisfazione, grande correttezza e sobrietà, con un occhio attento all’aggiornamento, al progresso tecnologico». Con queste solide basi, la società si propone oggi come una vera e propria industria di dimensioni globali: 5 marchi, 35 miscele, destinate principalmente al mercato horeca (non essere tra gli scaffali della grande distribuzione è una scelta ben precisa, ndr), e un export verso 30 Paesi del mondo. La mission è definita dall’incontro tra artigianalità, che garantisce la qualità, e modernità dei macchinari impiegati, per creare risultati unici e raffinati. «Gli impianti di ultima generazione contribuiscono a fare in modo che le varie fasi di lavorazione portino a un’assoluta eccellenza, con un alto grado di salubrità. La materia prima, proveniente da 10 diverse nazioni del Centro e Sud America, dell’Africa e dell’Asia, da quando viene consegnata nei tipici sacchi di juta fino a quando esce perfettamente confezionata, non entra mai in contatto con l’ambiente esterno. Disponiamo di una selezionatrice ottica, una complessa attrezzatura che effettua una distinzione dei chicchi su parametri definiti in base al colore, alla dimensione ed elimina le impurità normalmente presenti. Unico stabilimento in Italia, possiamo inoltre contare su un magazzino climatizzato a temperatura costante, la cui funzione è evitare gli shock termici, che potrebbero compromettere l’integrità del prodotto». L’obiettivo resta quello di evolversi di pari passo con i desideri, le abitudini, le esigenze dei consumatori. «Il nostro è un settore che, nel corso del tempo, è mutato moltissimo. Le parole chiave sono divenute bontà e salute, con clienti sempre più interessati al piacere, al sapore e al benessere. Abbiamo saputo adeguarci ai nuovi trend, senza stravolgere l’aspetto tradizionale che ci contraddistingue. Sul finire degli anni Novanta, tra i primi nel contesto nazionale, è stata adottata la certificazione Iso 9001, affinché i processi interni fossero indirizzati al miglioramento dell’efficienza organizzativa e alla completa soddisfazione degli utenti finali. Sulle linee biologiche disponiamo del certificato Icea (Istituto certificazione etica ambientale), che garantisce sull’origine del caffè, raccolto in piantagioni dove l’uso di fertilizzanti e concimi chimici è vietato. Sempre nell’offerta bio, la Nop (National organic program) consente, invece, quando richiesto, l’esportazione delle miscele negli Stati Uniti». Universal ha saputo andare oltre: «La volontà è portare un cambiamento nel mondo dell’espresso, un po’ come accaduto nel campo del vino. Un valore aggiunto di tipo culturale, per aiutare i diversi operatori a capire meglio il nostro ambito e a viverlo con maggiore consapevolezza, perché al di là della tazzina c’è molto da scoprire. Per questo, nel 2005, abbiamo avviato la Master Coffee School, grazie all’apporto di Marcello Vitellone. Percorsi formativi per chi davvero vuole presentarsi come un professionista. Non solo sotto l’aspetto tecnico ma, allo stesso tempo, per quel che riguarda la consulenza e la relazione con tutte le figure coinvolte nella filiera. Nel Centro-Sud siamo i soli autorizzati a rilasciare le certificazioni per i baristi Scae (Speciality Coffee Association of Europe) e sono previsti tre distinti step: base, avanzato e master, con lezioni teoriche e, soprattutto, pratiche per applicare concretamente le nozioni apprese». La novità più recente per l’azienda con sede a Moscufo (Pescara) si chiama però Caffè Charme. Un nuovo ramo che si propone come una rivoluzione. «Una filosofia inedita – aggiunge l’amministratore unico – per un innovativo concept di bar, unito a una produzione di altissima gamma. Un progetto in cui forme, colori e spirito di accoglienza si fondono, per dare vita a un luogo piacevole e raffinato, per trascorrere del tempo libero e non solamente mordi e fuggi. Tele, pouf, lampade e altre attrezzature per recuperare un’idea di benvenuto, di ospitalità. Autentico relax unito alla volontà di assaporare qualcosa di buono. E questo qualcosa di buono è una bevanda caratterizzata da una grande percentuale di arabica e una crema compatta, eppure delicata, con un gusto fruttato e note di mandorla e cioccolato. Se in passato i frequentatori dei bar erano specialmente uomini, ultimamente si è affermata notevolmente la presenza rosa. In un contesto così rinnovato, Caffè Charme vuole accompagnare e assistere il “barman”, fornendogli l’insieme degli strumenti capaci di fare la differenza in termini di servizio proposto. Trasformare l’utente da occasionale a fidelizzato, anche attraverso eventi di conoscenza e assaggio». Il piano “chiavi in mano” sta prendendo forma e per l’estero si punta alla formula franchising, con discorsi già avviati in Israele ed Emirati Arabi.

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