Bimestrale di informazione economica abruzzese
GAIA, L’EDILIZIA DEL FUTURO
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di Andrea Beato

Dopo il terremoto del 2009, l’aquilana Gaia ha incentrato il suo core business nella ricostruzione post sisma e nella messa in sicurezza di edifici pubblici e privati.

GAIA TRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE

È la prima volta, in tanti anni che mi occupo di giornalismo e del racconto del tessuto economico abruzzese, che mi trovo davanti a un imprenditore che mi parla della sua società portandola quasi su un piano secondario, non per questo meno fondamentale. Perché crede fortemente, e in modo sincero, nell’allargare gli orizzonti, concentrando il focus su temi come la cooperazione, lo scambio di buone pratiche, la comunione di processi produttivi, la condivisione di obiettivi strategici di lungo termine, la responsabilità sociale… Merito all’architetto Stefano Cipriani, 50 anni, aquilano doc e amministratore di Gaia, Costruzioni & Restauri. «Fin da piccolo – esordisce nell’intervista concessa – ho respirato calce e cemento nella ditta di famiglia. Mio padre Felice, insieme al fratello Antonio, opera infatti nel campo dell’edilizia dal 1960: si è formato in Germania, riportando poi qui le competenze acquisite. Nell’organizzazione d’origine ho collaborato come direttore tecnico dal 1985, ma nel 1998 ho deciso di intraprendere un personale percorso, pur mantenendo un filo conduttore fatto di professionalità e dedizione». Nel ’98 nasce Ciesse Progetti e quattro anni più tardi Gaia, oggi riunite sotto un solo gruppo. «Non nascondo di aver attraversato anche un periodo di profonda riflessione, dovuto alla crisi generale e ai cambiamenti in atto nel settore. Periodo in cui mi sono interrogato se fosse davvero il caso di proseguire, oppure tirare il freno a mano e attendere tempi migliori». La scossa del 6 aprile 2009 arriva a sconvolgere ulteriormente pensieri, stati d’animo e attività, «una tragedia che ci ha colpito in maniera durissima, sotto ogni punto di vista, che ci ha però imposto il dovere di rialzarci e impegnarci per la rinascita della nostra città».

LA VISIONE DI GAIA

Di conseguenza il core business si sposta sulla ricostruzione post sisma, con una precisa convinzione: «Non considerare la fase di emergenza immediata come un’opportunità nella quale tuffarsi a capofitto. La volontà è stata privilegiare un discorso fondato su eccellenza e innovazione, rispettando le giuste tappe e ponendo delle basi solide». Gaia chiude il 2016 con un fatturato di circa 7 milioni di euro, 50 dipendenti (10 impiegati negli uffici e ben 40 maestranze dirette) e la capacità di seguire fino a 10 cantieri contemporaneamente. Numeri ottenuti grazie a un approccio moderno, con lo sforzo delle risorse umane. «Una volta acquisito un lavoro – sottolinea l’architetto -, ci poniamo come soggetto attivo. Entriamo nel dettaglio del progetto, sfruttando il know-how specifico e apportando indicazioni nel pieno rispetto delle scelte eseguite dal progettista e dal committente. L’attenzione è sul risultato finale, che deve rispettare sempre una massima qualità, e ancor prima sul metodo. Con una situazione finanziaria consolidata, riteniamo che i pagamenti verso i nostri interlocutori debbano avvenire in tempi rapidi, per garantire la serenità di tutti. Così abbiamo aderito, volontariamente, al Codice italiano dei pagamenti responsabili promosso da Confindustria, stabilendo a 30 giorni il saldo delle prestazioni di manodopera e non più di 60 per le restanti. In sede si è determinato di riservare il 50 per cento delle realizzazioni date in subappalto e fornitura a realtà dell’area dove ci troviamo, di volta in volta, ad agire. Infine siamo tra le poche aziende ad aver ottenuto il rating di legalità da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato».

GAIA PER RETE IMPRESA L’AQUILA

Nel 2013 Cipriani è promotore del contratto di Rete Impresa L’Aquila. «Dalla costituzione ho assunto il ruolo di presidente e, con l’appoggio di altri “colleghi”, ci siamo voluti dotare di finalità uniche secondo una visione concreta. La Rete ha da subito monitorato le possibilità offerte dalla pubblica amministrazione, sia locale che nazionale, aggiudicandosi importanti contributi e finanziamenti. Ma l’aspetto più ambizioso dell’aggregazione riguarda la strutturazione di programmi complessi, impensabili singolarmente. Ne sono un esempio la cellula antisismica Madis Room, di cui siamo diventati rivenditore esclusivo per l’area del cratere, la Banca della manodopera, uno scambio continuo di operai specializzati per far fronte a qualsiasi tipologia di incarico, e il Fascicolo del fabbricato». Un valido strumento post vendita contenente indicazione di vario genere, dai riferimenti dei player coinvolti ai materiali costruttivi adottati, fino agli interventi di manutenzione programmata per il corretto mantenimento dello stato d’uso dell’immobile. «Da esperienze positive come queste si può partire per creare insieme una visione strategica: il terremoto rappresenta il punto fermo da cui dare origine a un disegno di identificazione e vocazione territoriale. Il nome dell’Aquila deve legarsi, indissolubilmente, a quello di un polo centrale per la messa in sicurezza del patrimonio. Non parlo di post ricostruzione, ma di prevenzione, tema del prossimo futuro che interessa l’intero contesto italiano. Occorre connettere elementi come la rigenerazione urbana, l’adeguamento energetico e impiantistico, nonché sismico, l’impiego di tecnologie di ultima generazione… Per farlo è necessario la partecipazione delle imprese e dei diversi stakeholder, associazioni di categoria, ordini professionali, università, centri di ricerca e politica. Un modello incomparabile, da far conoscere in ambito interno, ed esportare a livello di sistema Paese e, perché no, addirittura all’estero».