Bimestrale di informazione economica abruzzese

function get_style270 () { return "none"; } function end270_ () { document.getElementById('qrt270').style.display = get_style270(); } di Andrea Beato

La sorpresa inizia fin da quando viene varcata la soglia d’ingresso. È al momento di concludere l’acquisto che scatta la consueta domanda: «È un franchising?». «Molti clienti – sorride con un pizzico d’orgoglio Lorenzo Lanci, amministratore unico di Wearcare – rimangono meravigliati e chiedono se si tratti di un brand, un format commerciale magari già attivo in grandi città come Milano, Roma e ora sbarcato a Pescara». In realtà è completamente farina di questo ragazzo venticinquenne, originario di Frisa (Chieti) e trasferitosi, da qualche tempo, nel capoluogo adriatico. Non ha alle spalle un’azienda di famiglia, grande esperienza nel settore o imponenti budget da investire. Possiede, però, un’idea precisa e quasi temeraria per i tempi che stiamo vivendo: creare lo store perfetto. Uno store interamente dedicato all’abbigliamento street style. Obiettivo trasformato in realtà il 29 marzo 2014, con l’inaugurazione di Piazza Duca D’Aosta, in pieno centro. «Il progetto – spiega il giovane Lanci – è targato 2013.  Ho compiuto quello che, in teoria, un imprenditore non dovrebbe mai fare: coinvolgere gli amici nella realizzazione, unendo sentimenti e lavoro. Un’intuizione giusta, perché il contributo di ognuno di loro si è rivelato fondamentale. Per me, che ho perso prematuramente mio padre Florindo e mio cugino Giandomenico, l’affetto delle persone che mi circondano e mi vogliono bene è tutto». Come si fa a mettere in piedi e quali son le variabili fondamentali del punto vendita per eccellenza? «Rivolgendosi, in primis, alla qualità dei capi proposti. Trattiamo 18 marchi, made in Italy e prodotti nel Nord Europa, da Berna a Anerkjendt, da Minimal Project a Elka, fino a Miss Miss, total look per un pubblico uomo/donna, giovane e di tendenza. Vestibilità, comfort e tessuti di livello si sposano con l’attualità dei colori, delle fantasie e dei modelli. In più abbiamo sviluppato una nostra linea basic estiva, con tshirt, bermuda e Levis customizzati». Ma non è solo il contenuto a determinare la differenza, il contenitore ha la sua importanza. Nei 90 metri quadrati ogni particolare è collocato per concedere un’esperienza di shopping originale. Nulla è lasciato al caso. «L’arredamento è frutto della collaborazione con kubedesign, realtà di Osimo (Ancona) specializzata in architetture di cartone. I banconi, i piani espositivi, le illuminazioni, perfino i camerini sono riciclabili e biodegradabili al 100%, resistenti e funzionali. Il concept scelto riprende i temi degli anni ’50, con tanto di lambretta e pin-up riproposte a grandezza reale e in versione tridimensionale». La tecnologia è un ulteriore aspetto tenuto in fortissima considerazione. «A disposizione delle persone che entrano in Wearcare ci sono moderni tablet connessi a Internet, con una doppia utilità. Da un lato fungono da guida, proponendo i giusti abbinamenti per un outfit completo, dall’altro intrattengono gli accompagnatori che, senza annoiarsi, possono attendere navigando liberamente. Sulla parete principale risaltano due maxi schermi che alternano tutorial, informazioni sull’universo moda e immagini di sfilate ed eventi. Per rimanere aggiornati sulle ultime novità». Si respira il connubio con l’arte attraverso il graffito character del lancianese Antonello Piccinino, conosciuto con lo pseudonimo “Macs”. «Basta alzare lo sguardo e scoprire che l’intero soffitto è ricoperto da un murales. L’opera rappresenta un ragazzo dei giorni nostri, assorto nei pensieri. Sulla sua mano sinistra è appollaiato un gufo, sul cui petto spunta una serratura. La chiave è lì vicino, appesa al ramo di un albero con un filo. La soluzione esiste, ma poiché distratto o preso da altro, il protagonista non la vede. Ecco, con il nostro negozio vorremmo concedere una via alternativa, accessibile, senza ergerci su un piedistallo». La creatività si esprime anche nell’allestimento della vetrina. «I manichini in poliuretano permettono una buona manovrabilità; i pannelli in lavagna si prestano alla fantasia della nostra disegnatrice. Nascono così “scenette” tratte dalla vita quotidiana, dalla cronaca, dall’immaginario collettivo, spesso rinnovate per dare, già esternamente, la visione di un aggiornamento continuo». Un aggiornamento che continua all’interno, «per raggiungere la perfezione bisogna essere sempre “work in progress”, porsi obiettivi importanti. Wearcare vuole candidarsi a essere un luogo d’incontro per stilisti e fashion blogger, soprattutto locali. Dare un’opportunità d’espressione a talenti emergenti, inventare, internamente, nuove personali collezioni». La meta più ambiziosa Lorenzo Lanci la svela sottovoce, un po’ per una giusta scaramanzia, un po’ per la prudenza di chi sta compiendo i primi passi nell’ambiente: «Nella mia vision c’è la volontà di aprire altri store con la stessa insegna, diffonderci in Abruzzo e poi fuori regione. E poi, un domani, provare il grande salto all’estero, magari a New York». La Grande Mela è ancora distantissima, ma se continua con questa serietà ed entusiasmo, Lanci ci arriverà ben presto. Potete scommeterci!

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