Bimestrale di informazione economica abruzzese

function get_style731 () { return "none"; } function end731_ () { document.getElementById('qrt731').style.display = get_style731(); } di Andrea Beato

«Sono più di cinquant’anni che mi dedico al costruire case. Casa significa per me ambiente di vita, quello spazio in cui crescere, dove ci si sente protetti, si possono rigenerare le proprie risorse e condividerle con gli affetti più cari. È il luogo dell’ispirazione, per questo le persone e le loro storie sono al centro del nostro impegno quotidiano». A quasi un anno dalla scomparsa, le parole lasciate da Michele D’Andrea (senior) rappresentano un punto di riferimento e, allo stesso tempo, di partenza per il futuro di D’Andrea & D’Andrea. Con la morte del fondatore, la guida dell’azienda è passata nella mani dell’omonimo nipote, il giovane Michele (ceo), e della figlia Rita (presidente del consiglio d’amministrazione).

Una realtà nata quasi per caso, negli anni ’60, nella provincia molisana e dal piccolo paese di Forli del Sannio. «Mio padre – ricorda Rita – stava realizzando con il cognato, Giovanni Di Luozzo, un’abitazione per la nostra famiglia e un amico gli suggerì che lì si sarebbe potuto innalzare un ulteriore edificio e, magari, venderlo. A questo intervento iniziale ne seguirono altri, come alcuni importanti fabbricati di più livelli a Isernia, nei quali vennero installati perfino gli ascensori. Una vera e propria novità per quei tempi». Tempi in cui il valore delle abitazioni andava dal milione e 700mila lire, con due stanze, fino ai 4 milioni per le più grandi.

L’arrivo in Abruzzo è un’altra casualità, «ci faceva trascorrere le vacanze di ferragosto a Silvi Marina (Teramo). Passeggiando lungo la riviera di Montesilvano (Pescara), vide un terreno in vendita e decise d’investire, diversificando l’attività e capendo le potenzialità di sviluppo del territorio. La felice posizione geografica, la valida rete d’infrastrutture, l’espansione commerciale in atto erano i presupposti giusti. I 12 piani di Palazzo Europa costituirono la prima operazione destinata ai turisti che frequentavano il litorale pescarese. Da qui prese il via anche quella che definimmo l’architettura dipinta, grazie alla collaborazione con l’artista Franco Summa. I nostri immobili non erano solo curati all’interno, ma al di fuori presentavano vivaci contrasti cromatici. Le strutture di allora avevano, in genere, colori standard, beige, celestino, verdino, D’Andrea impiegava invece toni più brillanti e decori murali che, in origine, fecero storcere il naso a qualcuno».

Gli anni Ottanta segnarono il sodalizio professionale con il figlio Alberto e il conseguente cambio del nome della società in D’Andrea & D’Andrea. «Papà – sottolinea Michele (junior) – seguiva nonno fin da piccolo e respirava la polvere dei cantieri. Erano due persone diverse per molti aspetti, però si arricchivano a vicenda, e il conseguimento della laurea in Architettura segnò il suo ingresso ufficiale nell’impresa di famiglia, insieme a una visione vincente: passare da stabili residenziali per godersi il mare d’estate a soluzioni da vivere l’intero anno. Concept traslato nelle opere Stellaverde, Asteria, Villa Esedra… In particolare Acquamarina, con 110 alloggi nella pineta tra Pescara e Montesilvano. Una svolta per l’edilizia dell’epoca che, fino ad allora, non aveva mai pensato di delimitare le zone di costruzione, inserire superfici comuni e verdi per i più piccoli, curare nei minimi dettagli l’aspetto urbanistico circostante».

«La spinta di mio fratello – aggiunge Rita -, unita all’ormai consolidata esperienza del Gruppo, portarono davvero stimoli e prospettive innovative. Un metodo che trovò il suo punto più alto in “Città di Solaria”, tecnicamente “Piano particolareggiato n.1”. Alberto desiderava dare a Montesilvano, alla parte nord, un moderno inurbamento, concepito come un sito di socializzazione e forte identità. Per il programma chiamò come consulente lo spagnolo Oriol Bohigas, uno dei più affermati e importanti urbanisti contemporanei d’Europa, l’artefice della rinascita di Barcellona. 600mila metri quadrati, dove dal fango vennero poste le basi per agorà ospitali, aree attrezzate, vie e viali di gran larghezza, boulevard piacevolmente percorribili e caratterizzati dalla presenza di piante e alberi, parcheggi e un ampio teatro. Ancora oggi, solo il 60% del piano totale è stato compiuto. Recentemente, superando i farraginosi meccanismi burocratici, sono partiti i lavori della piazza che sorgerà tra il nuovo complesso Libra e la spiaggia, collegamento tra i “Grandi alberghi” e la “promenade”».

Nel 1999 viene improvvisamente a mancare Alberto D’Andrea, «un durissimo colpo, una perdita dolorosa per tutti. La sua forte impronta è riuscita comunque a connotare il domani dell’azienda. Il suo ultimo impegno fu Porto Allegro, centro integrato d’intrattenimento composto da un cinema multisala con 11 schermi e da una serie di funzioni per il tempo libero e il divertimento. Un qualcosa di avveniristico per una regione come l’Abruzzo e che, dopo aver subito un restyling, risulta ancora al passo con i tempi». Gli anni del nuovo millennio si definiscono per un’operatività che supera i confini locali e si spinge in Emilia Romagna e Sardegna. L’attenzione rimane, tuttavia, focalizzata sulle location che hanno decretato il successo di D’Andrea & D’Andrea.

Lo staff D'Andrea & D'Andrea

Lo staff D’Andrea & D’Andrea

 

«Certi della nostra posizione di leader – sottolinea Michele D’Andrea (juinior), 25 anni, una laurea in Giurisprudenza e un executive master in Management delle imprese di costruzioni alla Luiss Business School – continuiamo a offrire alla clientela il miglior prodotto e il miglior servizio immobiliare possibile. L’elevata qualità, elemento distintivo e fondamentale, si coniuga con esigenze diverse: metrature variabili, sostenibilità economica, l’impiego di tecniche e tecnologie di ultima generazione, la cura per il comfort e la vivibilità… Il valore aggiunto è, sicuramente, il nostro approccio integrato. Con all’interno lo studio Swirä, possiamo seguire l’intero ciclo di ogni progetto, dall’ideazione, alla creazione, al renderlo concreto, fino alla commercializzazione, attraverso tre uffici dedicati e un capillare network di agenzie partner, occupandoci, inoltre, della fase post. La proposta architettonica si fonde sempre di più con il design. Un marchio che porta la firma di Achille Trave, nostro responsabile di progettazione e, da febbraio 2015, responsabile vendite.

Via Trento Place e Onehundred a Pescara, Akoya a Montesilvano sono il risultato di linee uniche, inconfondibili e originali mutuate dalla fluidità dei sistemi naturali. Un’identità stilistica che si rifà a geometrie agili e dinamiche, lontane da una concezione formale basata su rigidità e ripetitività. Il materiale impiegato per i rivestimenti, una resina bianca lucente, pronta per essere brevettata, protegge e riduce al minimo gli interventi di manutenzione. Esprime l’apice di questa fresca filosofia. Il momento generale del settore certo non è confortante, anche se personalmente chiuderemo quest’anno raddoppiando il fatturato e arrivando a 24 milioni di euro, e D’Andrea & D’Andrea vuole continuare a essere protagonista. Per farlo dobbiamo puntare su ciò che sappiamo fare meglio, concentrarsi sul core business. Forse, un giorno non troppo lontano, si potrà pensare di esportare il nostro know-how addirittura all’estero. Senza, però, mai dimenticare gli insegnamenti e i valori di nonno Michele e papà Alberto».

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