Bimestrale di informazione economica abruzzese

function get_style1076 () { return "none"; } function end1076_ () { document.getElementById('qrt1076').style.display = get_style1076(); } di Monica Di Pillo

Di strada Valentino Sciotti, al timone del Gruppo Farnese, ne ha fatta tanta. E non solo perché trascorre ormai 285 giorni l’anno in giro per il mondo per far conoscere e far innamorare frotte di buyer, ristoratori, chef e sommelier dei suoi vini. Ma anche perché il Gruppo, che vanta sette brand espressione dei vitigni del Sud Italia, dall’Abruzzo fino alla Sicilia, è riuscito in vent’anni a scalare i mercati internazionali, con una crescita a doppia cifra in termini di fatturato e redditività. È una delle aziende vitivinicole italiane che, negli ultimi anni, si è sviluppata di più dal punto di vista dell’export, tanto che il Gruppo, nella cui compagine societaria c’è anche la 21 Investimenti di Alessandro Benetton, sta scalando la classifica dei principali produttori nazionali, ormai a ridosso dei primi 25 menzionati nell’ultima indagine sul settore del vino di Mediobanca. Ma con una particolarità: è la più importante del Centro-Sud Italia, in un mercato dominato da cantine storiche che vanno dalla Toscana in su. Motivo per cui oggi il management valuta anche la possibilità di sbarcare a Piazza Affari. Sarebbe un bel riscatto per l’Abruzzo, ma anche per tutto il Meridione. Dall’Abruzzo, terra di origine con la Cantina Caldora e Fantini, l’azienda si è infatti estesa in Puglia, con i Vigneti Salento, poi ancora in Sicilia, con Cellaro e Vigneti Zabù, in Basilicata, attraverso il brand Vigneti del Vulture, e in Campania, con la cantina Vesevo.

Valentino Sciotti, quale il segreto del vostro successo?

«Siamo partiti nel 1994 con un sogno: far conoscere i vini dell’Abruzzo, ma anche il nostro territorio in tutto il mondo. Eravamo tre sognatori, pieni di grinta, determinazione, coraggio, con una buona dose di esperienza, ma siamo partiti da zero. A credere in questa avventura siamo stati appunto in tre: Camillo De Iuliis, che aveva maturato una lunga esperienza a Londra nel campo della ristorazione, Filippo Baccalaro, enologo da tre generazioni di origine piemontese innamorato dell’Abruzzo ed io, che avevo esperienza nel settore e nelle vendite. La nostra passione è stata la chiave di volta, ma anche il nostro modello di business, che passa attraverso l’amore dei proprietari terrieri verso le loro vigne. Sì, perché la nostra crescita non è avvenuta attraverso l’acquisizione di cantine, ma affittando le vigne dai contadini, che continuano sì a coltivare le loro terre, ma secondo protocolli di eccellenza e potendo contare su 13 enologi di formazione internazionale, guidati da Filippo Baccalaro. Così abbiamo messo in piedi uno staff capace di apportare a ogni piccolo fazzoletto di terra competenze che i piccoli produttori da soli non si sarebbero potuti permettere. Contiamo su 470 proprietari che conoscono, tutelano e interpretano il patrimonio originario e i vitigni autoctoni del territorio, ecco perché, in questo senso, ci definiamo una “boutique wineyard”, pur realizzando grandi numeri».

Una boutique wineyard è infatti una cantina di nicchia dove si trovano solo poche, ricercate etichette. È quello appunto che avviene in Farnese Vini, che però mette assieme tanti piccoli appezzamenti arrivando a collezionare 80 etichette per un totale di 18 milioni di bottiglie. Tutte diverse, tutte espressione di un preciso terroir. Si va dal Montepulciano d’Abruzzo fino al Nero d’Avola, al Taurasi, all’Aglianico, al Primitivo di Manduria, tanto per citare i vitigni regionali di punta. Ma poi ci sono altre chicche, come la Cococciola Made in Abruzzo, da cui Farnese Vini ne ha addirittura ricavato uno spumante: la Gran Cuvée Bianco Swarovski. E seduce gli amanti delle bollicine a qualsiasi latitudine il suo perlage fine e persistente, caratterizzato da sentori di agrumi verdi e fiori, sapidità e freschezza, in una bottiglia accattivante anche nell’aspetto, grazie alla partnership con la famosa azienda di cristalli.

Siete così forti nell’export, tanto da aver ricevuto il 29 ottobre 2015 un premio al Museo Diocesano di Milano, perché da un sondaggio della Icm, effettuato su un campione di 1.100 aziende italiane, siete risultati tra i brand del settore food più rappresentativi del Made in Italy. Ma quali i mercati più appetibili?

«Siamo presenti in oltre 80 Paesi, il 94% del nostro fatturato lo realizziamo all’estero. Ma puntiamo di farlo arrivare al 96%. Siamo presenti in Europa, così come negli Stati Uniti, in Asia, in Sud Africa e in Oceania. I mercati più importanti sono la Germania, la Svizzera, il Giappone, gli Usa, il Canada, l’Australia. Ma stiamo crescendo tanto in tutto il Sud Est Asiatico, un’area che garantisce non solo grandi volumi, ma anche ottimi prezzi e altrettanto buoni margini: dalla Malesia fino all’Indonesia e al Vietnam, passando per l’hub finanziario di Singapore. Ma anche territori meno vasti ci danno grandi soddisfazioni, pensate che sono stato a La Antigua, una piccola località in cima a una montagna del Guatemala, dove ci sono quattro ristoranti italiani e ora hanno tutti i nostri vini in lista. Per me è una grandissima soddisfazione, così come lo è sapere che le Isole Cayman, un paradiso caraibico dove c’è la più alta concentrazione di marchi del lusso, è il luogo dove c’è il maggior consumo pro capite di nostri vini, con una spesa media di mille e 200 euro pro capite. I nostri canali distributivi all’estero passano prevalentemente attraverso la ristorazione e le grandi catene alberghiere, perché gli chef italiani, e in molti casi anche abruzzesi, sparsi nei ristoranti di tutti e cinque i continenti sono i migliori ambasciatori dei nostri prodotti. Poi ci sono i negozi specializzati, le enoteche e la cultura del buon bere diffusa globalmente dai sommelier».

E poi c’è lo sport, per il Gruppo Farnese un alleato strategico, ma anche una sua grande passione…

«Lo dicevano anche gli antichi romani: “Mens sana in corpore sano”. Noi del Gruppo Farnese ci riconosciamo in questo motto, perché lo sport è veicolo di valori, è emblema di impegno ed è dimostrazione che la determinazione premia e porta al conseguimento di importanti obiettivi. Lo sport insegna a lavorare duro per raggiungere delle mete. E noi lo facciamo tutti i giorni con passione, impegno e determinazione. Lo sport è poi un modo per far conoscere i nostri vini, tanto che ormai da anni abbiamo una squadra di ciclismo, la Fantini Nippo De Rosa, con cui anche quest’anno parteciperemo al Giro d’Italia. Il Gruppo Farnese sarà inoltre uno degli sponsor di Casa Italia alle Olimpiadi di Rio 2016. Sì, è vero, lo sport è poi una mia grande passione: mi piace correre, ho partecipato a 23 maratone, 7 volte ho corso quella di New York, e ora mi alletta l’idea di partecipare all’Antarctic Ice Marathon».

Ma le sfide che attendono Valentino Sciotti e il Gruppo Farnese sono tante e, c’è da scommettere, che saranno centrate tutte.

Qui abbiamo discusso a alcune informazioni importanti da tenere a mente, così come è possibile trovare delle opzioni per l’acquisto di farmaci. Ci sono anticonvulsivanti. Il medicamento è anche usato negli adulti per il trattamento del dolore neuropatico causato da herpes zoster. Kamagra è la medicina ideale per aiutare gli uomini a mantenere l’erezione. Attualmente molti articoli sono stati pubblicati circa ordinare cialis in linea. Ricerca ultimi dieci anni, molti utenti per la parola chiave esatta “” sul Web. Molte aziende lo descrivono come “”. Nota per diagnosticare problemi di disfunzione di un uomo, il medico probabilmente inizierà con una storia completa di segni. Per ridurre al minimo il rischio di effetti partito indesiderati di Kamagra evitare l’uso di altri farmaci senza prima parlare con il personale sanitario. Ottenere un aiuto professionale se si dispone di uno delle di questi segni di una reazione allergica al generico. Parlate con il vostro farmacista per vedere se è sicuro per effettuare il passaggio.