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“EDUCAZIONE ALLA LEGALITÀ” CON IL GIUDICE MOROSINI
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function get_style2741 () { return "none"; } function end2741_ () { document.getElementById('qrt2741').style.display = get_style2741(); } di Elena Gramenzi

Alla Provincia di Pescara il Giudice Morosini ha incontrato i ragazzi dell’Istituto alberghiero Ipssar De Cecco per il progetto “Educazione alla legalità”.

L’IMPORTANZA DI EDUCARE ALLA LEGALITÀ NELLE SCUOLE

Si è svolto ieri mattina, nella Sala consiliare della Provincia di Pescara, il terzo incontro del progetto “Educazione alla Legalità” 2017 proposto dall’Istituto alberghiero Ipssar De Cecco di Pescara in collaborazione con l’Associazione Falcone e Borsellino e finanziato dal Miur (che lo ha premiato come progetto formativo di eccellenza). La serie di incontri mira a offrire agli studenti l’opportunità di riflettere e confrontarsi con personaggi e testimoni della lotta contro la mafia e la criminalità, andando a creare e sviluppare, nelle future generazioni, una coscienza civica e responsabile. Ad aprire l’evento è stata la dirigente scolastica dell’Istituto Alberghiero Ipssar De Cecco, Alessandra Di Pietro, che ha spiegato come questi incontri tra ragazzi e magistrati, giornalisti, sacerdoti e altri testimoni della legalità, contribuiscano a creare una nuova cultura conforme al rispetto delle leggi e alla prevenzione della criminalità: «La scuola ha il compito di educare alla legalità, intesa come rispetto delle regole, come rispetto di se stessi, della propria autonomia di pensiero e come rispetto degli altri. Questi valori sono la sostanza dell’identità personale, relazionale e sociale che andiamo a costruire». La legalità non deve essere solo una parola ma deve divenire un’azione concreta, vissuta nei comportamenti quotidiani. Per comprendere ciò è necessario avvalersi di esempi positivi, di testimoni, di persone che hanno scelto come stile di vita la giustizia, il rispetto e il coraggio. Anche Federica Chiavaroli, sottosegretario alla Giustizia, è intervenuta sottolineando l’importanza del ruolo della scuola nell’educazione alla legalità. «Le regole vanno rispettate tutte – ha commentato Chiavaroli -. Legalità significa non voltarsi dall’altra parte». All’evento ha partecipato anche il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, che ha ricordato la difficoltà, l’impegno, la dedizione e il coraggio di Piergiorgio Morosini nell’affrontare queste importanti tematiche, le quali necessitano di essere trasmesse alle future generazioni per poter costruire un mondo più sicuro e giusto.

LA LEGALITÀ SPIEGATA AI RAGAZZI DELL’IPSSAR DE CECCO DA PIERGIORGIO MOROSINI

Il protagonista del terzo incontro è stato Piergiorgio Morosini, membro del Consiglio superiore della magistratura, gip di Palermo e Premio Borsellino nel 2009. Il giudice, romagnolo d’origine, è stato introdotto dal sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, che ha ricordato come Morosini, nel corso della sua carriera, sia stato titolare di numerosi processi a carico di Cosa nostra ed estensore delle sentenze relative ai capi storici della mafia. Inoltre, Morosini si è occupato di infiltrazioni mafiose nella sanità, negli appalti per le opere pubbliche, nella politica e nella giustizia, nel 2012 è stato designato giudice dell’udienza preliminare al processo sulla “Trattativa Stato-mafia” e ha fatto parte della Commissione ministeriale per la riforma del Codice penale dal 2006 al 2008. «Legalità è senso della comunità, è il rispetto dell’altra persona – ha spiegato Morosini rivolgendosi in particolare ai più giovani -. Ognuno di noi dovrebbe occuparsi attivamente dei problemi della comunità». Bisogna contribuire al rispetto delle regole e non voltarsi dall’altra parte, ignorando le problematiche che attanagliano la società odierna». Il senso di responsabilità nei confronti della civiltà nasce dal coraggio di affrontare l’ingiustizia. «La presenza della criminalità mafiosa nel nostro Paese non è altro che una storia di una somma di fragilità – ha continuato Morosini -. Il sistema della legalità è fragile, sul piano dei rapporti sociali, sul piano economico e sul piano istituzionale». Una delle lezioni più importanti per i ragazzi è sicuramente quella di riuscire sempre a difendere le proprie idee anche nelle situazioni di più profonda solitudine, proprio come accadde a Falcone e Borsellino. «Questi due uomini che noi commemoriamo ci hanno lasciato una grande lezione dal punto di vista umano: a un certo punto della loro vita furono isolati dentro l’istituzione, attaccati da un punto di vista politico e giornalistico – ha commentato Morosini -. Eppure hanno saputo vivere questa situazione di solitudine con grande dignità, forza e coraggio. Hanno continuato a portare avanti le loro idee perché credevano in quello che stavano facendo, nonostante fossero a conoscenza di quelle che potevano essere le conseguenze». In chiusura, Morosini ha risposto ad alcune domande poste dai ragazzi, ricordando l’importanza di essere soggetti attivi all’interno della comunità e di come l’educazione sia l’arma più potente per sconfiggere le organizzazioni mafiose e criminali.

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