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MAGGIO – GIUGNO 2023

Non può essere una casualità. La cover story dello scorso numero di Abruzzo Magazine, lo ricorderete, era dedicata a Fas, con le sorelle Federica e Daniela D’Arcangelo pronte a festeggiare i 50 anni dell’impresa di famiglia. Ora, la copertina di questa uscita vede tutta l’attenzione focalizzata sulla società Fitcontasta, i fratelli Carlo e Massimo Contasta. Le sedi delle due realtà distano poche centinaia di metri l’una dall’altra, nella zona industriale di San Giovanni Teatino (Chieti). E i due player, pur operando in settori completamente diversi, hanno molti punti in comune. A cominciare dai loro rispettivi fondatori, figure storiche dell’imprenditoria pescarese, venuti a mancare prematuramente. In più, ulteriore collegamento, il traguardo del mezzo secolo di attività raggiunto dalle seconde generazioni. Mezzo secolo di vita, che non è chiaramente cosa da tutti i giorni, festeggiato coinvolgendo dipendenti, collaboratori, clienti e fornitori. «Siamo specializzati in soluzioni moderne e complete per l’automazione industriale – spiega Carlo Contasta nell’intervista concessa alla nostra Evelina Frisa e che trovate a partire da pagina 10 -. Unitamente alla distribuzione di componenti delle migliori marche presenti sul mercato dell’automazione di fabbrica e della trasmissione di potenza, proponiamo sistemi su misura per soddisfare le specifiche esigenze dei clienti. Ci rivolgiamo a due tipologie di industrie: quelle che utilizzano i nostri prodotti e sistemi per la realizzazione di macchine automatiche nei più svariati settori (i cosiddetti costruttori o Oem) e quelle che si rivolgono a noi per la manutenzione delle loro linee di produzione (utilizzatori o Rmo). In azienda lavora l’intera mia famiglia: mamma Franca è presidente, mio fratello Massimo, laureato in Ingegneria meccanica, specializzatosi nel settore dell’oleodinamica, è direttore tecnico, mia sorella Manuela cura gli aspetti amministrativi e io sono laureato in Economia e commercio, mi occupo della direzione commerciale e operativa, coordino il personale di vendita e implemento piani di sviluppo e miglioramento». Parole dalle quali emerge netta la volontà di farsi conoscere nel profondo, di andare oltre la facciata, spingersi in una dimensione più intima. Non solo business, ma anche umanità aziendale capace di fare la differenza. Aprirsi all’esterno, senza il timore di far vedere quanto di buono viene creato all’interno dell’organizzazione, facendo squadra e sponda con stakeholder e shareholder. Giusto approccio perché viviamo in tempi in cui raccontarsi e raccontare è diventato fondamentale, oltre che strategico. Un’epoca di conversazione continua, caratterizzata sempre più dalla “social mediaticità”, dove senza narrabilità si corre il rischio di finire in secondo piano. E questo, le imprese che pubblichiamo su Abruzzo Magazine lo considerano e lo comprendono bene. Grandi multinazionali, tipiche Pmi, artigiani… Non c’è differenza! Tutti possono (e dovrebbero) affidarsi al “corporate storytelling”. Certo, occorrono competenze e risorse, come per ogni disciplina che si rispetti, e un paio di fattori indispensabili, che non possono mancare e non hanno nulla a che vedere con l’essere dei giganti oppure delle formiche. Il primo è la voglia di allargare, condividere il proprio capitale narrativo con gli altri: l’insieme del patrimonio culturale, professionale e operativo che contraddistingue ogni azienda. Il secondo elemento è la volontà di mettere in scena la propria storia a beneficio di uno o più pubblici di riferimento, con il coraggio di selezionare, finalizzare, perfino rinunciare ad alcune passaggi del cammino effettuato. Una profonda riflessione organizzativa e di crescita delle persone e dei professionisti che vi partecipano, un grande meccanismo comunicativo ricco di anima. Permettetemi, quindi, un plauso a chi sceglie Abruzzo Magazine come canale per distinguersi, per presentarsi e uscire fuori da una “comfort zone” nella quale, nel 2023, non è possibile rimanere.