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NOVEMBRE – DICEMBRE 2022

Siamo pronti per un nuovo anno, il diciottesimo di pubblicazione ininterrotta, ricco di sfide e cambiamenti. Giro di boa che porta con sé, com’è giusto che sia, anche dubbi, incertezze, paure verso un mondo che sta cambiando a ritmi vertiginosi. C’è sempre la preoccupazione che lo scenario macro economico, politico, le evoluzioni delle nuove tecnologie possano, in qualche modo, incidere sul nostro lavoro. Influire sulla quotidianità di una redazione fatta di giornalisti, grafici, fotografi e altre figure specializzate che mettono tutto l’impegno per la riuscita di Abruzzo Magazine. Variabili esogene, quindi, che non possono essere da noi anticipate o controllate. Ma esiste un elemento, fondamentale, che ci permette di andare avanti. Dopo tanto tempo, ci rendiamo conto dell’energia che ci unisce, del clima che si è venuto a creare negli uffici, del capirsi al volo, senza la necessità di doversi spiegare, della sintonia che si respira tra le persone… Per dirlo con poche parole: la forza del gruppo. La stessa forza di gruppo che riscontriamo nelle tantissime realtà che intervistiamo e conosciamo nel concretizzare questa rivista. Imprese costruite su legami familiari, rapporti di amicizia, intese tra colleghi che travalicano l’ambito professionale e si trasformano in quell’ingrediente segreto in grado di superare qualsiasi difficoltà, portare successi e gratificazioni. Come nel caso di General Tractor Italia, la società protagonista della “Storia di copertina”. Luciano Ciancarella ne è la guida, ad affiancarlo ci sono, però, anche la moglie e socia, Sabrina Mastrantonio, i due figli, Camilla e Gabriele. Quest’ultimi, entrati in azienda a dicembre del 2022, si occupano, rispettivamente, della sicurezza e del service post vendita. Camilla è laureanda in Ingegneria, mentre Gabriele è studente di Economia e commercio. «Sono stati i figli a darci coraggio – spiega Luciano Ciancarella -, facendoci capire che General Tractor Italia con loro può avere un futuro. Ma qui non si fanno sconti a nessuno. Loro, adesso, sono dipendenti e dovranno fare la gavetta come tutti per imparare a conoscere ogni aspetto dell’organizzazione. Sono del parere che i più giovani debbano farsi le ossa con umiltà e con la consapevolezza che questo è un lavoro che va coltivato nel tempo. Li vedo molto motivati e, ovviamente, sono loro che hanno un occhio attento alle novità, alla comunicazione e a tutti i nuovi canali. Ognuno di noi ha un ruolo e nessuno invade il campo dell’altro». Clima sano che si respira, allo stesso modo, in Safexpert, player che cura tutti gli aspetti della sicurezza industriale e di processo su impianti, macchine e apparecchiature impiegate nell’industria manifatturiera, farmaceutica, nel settore Power generation, Oil & gas e chimico. «Nel 2019, la prematura scomparsa di mio marito Pietro Ballini – racconta Diana Ferri – ha rappresentato un terremoto personale e per l’intera nostra organizzazione. Pietro, oltre a essere il fondatore, era la figura che, a livello tecnico e commerciale, aveva contezza di tutto. Meticoloso, trasmetteva la sua passione a ognuno di noi. Dopo la scomparsa, ci siamo ritrovati ad accettare la sfida di portare avanti l’intuizione e il sogno di Pietro. Ce l’abbiamo fatta». C’è una foto del fondatore all’ingresso della sede. Un uomo dagli occhi buoni e concentrati, una barba importante e le mani impegnate all’interno di un quadro elettrico. È la prima cosa che si nota in Safexpert. Pietro Ballini è una presenza costante e un faro guida: «Ci sentiamo una famiglia – precisa Francesco Ballini -. Si cresce tutti insieme e questo è l’approccio. Siamo otto dipendenti e i ragazzi sono molto giovani. Tutti assunti a tempo indeterminato. È l’inizio di un rapporto che ha il fine di una crescita personale del dipendente, insieme allo sviluppo della società». Storie belle, che fanno bene all’anima, e valori comuni che si ritrovano pure in Enesco, Progetto Integrato Sta, Mia Costruzioni, Serosistemi, Travaglini Group, Fox Consulting