RUSTICHELLA D’ABRUZZO 100 ANNI DI PASTA

di Evelina Frisa

L’azienda, alla quarta generazione, è ambasciatrice della pasta abruzzese nel mondo. Metodo artigianale, patrimonio di sapere e cultura della nostra terra, in un lungo percorso iniziato nel 1924.

RUSTICHELLA D’ABRUZZO: UN SECOLO DI TRADIZIONE ARTIGIANALE

Tra le spighe dorate del grano, con il Gran Sasso sullo sfondo, incontriamo i fratelli Gianluigi e Stefania Peduzzi. Hanno scelto questa location per darci la possibilità di conoscere a fondo la storia della loro azienda, che proprio quest’anno compie 100 anni. Parliamo di Rustichella d’Abruzzo, pastificio specializzato nella produzione completamente artigianale di pasta realizzata con grani antichi e biologici. Uno spazio aperto, nelle colline pescaresi, per parlare di radici, di legami e anche di futuro. Cominciamo questo viaggio nel tempo partendo dalla terra, elemento che più di tutti simboleggia la protezione, la sicurezza, il nutrimento. «Per noi – ci spiegano i titolari con un sorriso fiero e consapevole – produrre pasta è un’antica arte che ci tramandiamo da quattro generazioni. Tutto è iniziato a Penne (Pescara), quando nel 1924 il mugnaio Raffaele Sergiacomo, nostro bisnonno, decise di fondare un pastificio che prevedeva l’uso della forza umana o degli animali. Al suo fianco, per gestire l’organizzazione e la produzione, c’era zia Serafina, detta “Fafina”. La produzione c’era solo in estate, perché l’asciugatura poteva avvenire soltanto sfruttando le correnti di aria calda all’aperto. L’amore per la pasta spinse uno dei figli di Raffaele, Gaetano Sergiacomo, nostro nonno materno conosciuto con il nome di “Tanuccio”, a dare vita al primo pastificio industriale. Affiancato nell’attività dalla moglie Angela, volle che la sua pasta fosse realizzata con un grano abruzzese e, in poco tempo, i suoi prodotti si fecero apprezzare anche nelle regioni limitrofe. Gaetano e Angela ebbero sei figli, nessuno dei quali sembrava essere interessato a proseguire l’attività. A portarla avanti fu l’incontro tra la figlia Nicolina e un giovane imprenditore nel settore delle bibite, in particolare della gazzosa: Piero Peduzzi. Si sposarono e, dopo poco, lui decise di portare avanti, non senza difficoltà, il pastificio. Nel 1981 lo trasformò in Rustichella d’Abruzzo.

LA STORIA E IL SUCCESSO NEGLI STATI UNITI

«Parliamo dei nostri genitori, persone straordinarie e lungimiranti. Nostro padre intuì che le cose di una volta, riproposte nel giusto modo, avrebbero acquisito, nel tempo, il simbolo di qualità e genuinità. L’idea fu quella di realizzare la pasta integrale avvolta in una confezione “kraft pack”, la prima in Italia, e trafilata in bronzo per garantire la giusta ruvidezza nel trattenerne il condimento. Per legare la sua idea al territorio abruzzese, fu disegnato il primo logo. Papà sognava in grande e ha voluto non solo far conoscere in Italia la pasta artigianale (scomparsa dagli scaffali dopo gli anni ‘70, quando i colossi della pasta passarono a una produzione industriale), ma anche esportarla oltreoceano. Iniziò, così, a esplorare alcuni mercati esteri: i primi scopritori della nostra pasta furono i fondatori di Dean & DeLuca a New York. Intanto siamo entrati in azienda noi figli, portando avanti l’eredità che ci ha lasciato nostro padre. Eredità fatta di passioni, visioni e innovazione nel segno dell’artigianalità e dell’eccellenza». La narrazione è ininterrotta, affascinante, appassionata… C’è orgoglio nelle loro parole, c’è amore. Ricordare i loro nonni e i genitori li emoziona e, spesso, si guardano negli occhi per trovare le parole giuste, affinché passi il legame e la riconoscenza che provano. Ed è evidente, la si coglie nel tono della voce e nella calma che la caratterizza. Il percorso arriva ai tempi recenti, con nuove scelte e idee. Gianluigi Peduzzi si concentra sui viaggi e le relazioni globali, sull’esperienza nella Grande mela, quando con l’importatore Rolando Ruiz Beramendi ha suggellato il successo del marchio in America. Rievoca l’esordio della pasta di farro nel 1991, novità dell’anno in Italia: due ore dopo l’uscita di un articolo del New York Times sul farro, il distributore Rustichella di San Francisco terminò le scorte. Un lavoro di rapporti e amicizie, coltivato con cura, tanto da arrivare a essere riconosciuta, in America, come la pasta più artigianale del mondo. E poi, tanti altri episodi significativi della loro presenza oltreoceano: una cena importante alla Casa Bianca durante la quale furono richieste le loro orecchiette; la stima dell’indimenticabile tenore Luciano Pavarotti, grazie a Giorgio Onesti, amico di famiglia e ambasciatore della loro pasta.

IL SEGRETO DI RUSTICHELLA D’ABRUZZO

Nel 2001, l’azienda si è costituita come Spa ed è iniziato il periodo dell’innovazione, senza mai lasciare il processo artigianale nella pastificazione. Ancora oggi tutto viene prodotto utilizzando le trafile in bronzo, essiccazione lenta e a bassa temperatura e confezionata nell’inconfondibile packaging di carta. Dal 2020, durante il Covid, Rustichella d’Abruzzo ha inaugurato a Pianella (Pescara) un nuovo impianto per la produzione di pasta all’uovo e formati speciali, alcuni confezionati ancora a mano, come i paccheri. Un impianto modernissimo, 4.0, che conserva le caratteristiche della produzione artigianale secondo il “metodo Sergiacomo”. Utilizzando la tecnologia è però ora possibile controllare meglio le diverse fasi produttive, mantenendo un alto standard qualitativo. Il plant si è dotato, in più, di un impianto fotovoltaico per assorbire tutta l’energia necessaria per la produzione. L’azienda conta oggi circa 70 dipendenti con i due stabilimenti: oltre quello di Pianella c’è quello di Moscufo (Pescara), dove si continua a realizzare pasta classica. Il cammino continua e, da qualche anno, hanno cominciato a dare il loro apporto anche Stefano e Carolina, figli di Stefania, e Piero, figlio di Gianluigi. Ecco la quarta generazione di Rustichella d’Abruzzo! Tutti con esperienze di studio e lavoro anche all’estero, contribuiscono oggi alla crescita di questa realtà: Carolina si occupa dell’ufficio del personale; Piero è impegnato in alcuni mercati esteri, oltre a essere coinvolto nel progetto di digitalizzazione dei pastifici; mentre Stefano è specializzato nella gestione fiscale e amministrativa di Rustichella e del mercato canadese. «Nel nostro pastificio – proseguono gli attuali titolari -, grazie alle sue caratteristiche, riusciamo a rispettare ogni fase del processo e i tempi produttivi. Abbiamo i bucatini che, ad esempio, mettiamo ad essiccare il venerdì per ritirarli lunedì. Questi tempi così lunghi non sono rispettabili nei processi industriali. L’artigianalità è dunque, ancora una volta, il nostro tratto distintivo e la nostra forza».

DAL FESTIVAL DI VENEZIA A PARTNER DI MASTERCHEF ITALIA

Impresa tradizionale, quindi, ma anche molto al passo con i tempi. C’è una logistica interna che gestisce direttamente le spedizioni e si trova vicino al pastificio di Pianella per essere tempestivi con i clienti ed esportare anche all’estero i prodotti: in ben 70 Paesi nel mondo! L’export rappresenta infatti la maggior parte del fatturato di Rustichella (quasi il 90%), il loro primo mercato è quello degli Stati Uniti d’America. Rustichella dà vita a una pasta di alta qualità che per scelta non troviamo negli scaffali della grande distribuzione, ma è acquistabile in punti vendita specializzati (come enoteche, gastronomie, boutique alimentari), oltre che online sul sito web rustichella.it. Con la logistica interna, è attivo anche l’ufficio marketing & comunicazione. L’idea è stata di Stefania Peduzzi che lo dirige direttamente. Questo permette di avere contatto diretto con la stampa, gestire la grafica e il packaging in prima persona, personalizzare anche le richieste dei clienti che sono fidelizzati e affezionati. Rustichella d’Abruzzo ha dunque due anime: quella più sentimentale ed emotiva, dettata da Stefania Peduzzi, e quella più pragmatica, che fa capo a Gianluigi Peduzzi, che cura la direzione commerciale sia Italia sia all’estero. Stefania Peduzzi dal punto di vista della comunicazione, in linea con il target di riferimento, ha avuto ottime intuizioni e, puntando sull’artigianalità dei prodotti, ha deciso di comunicare la loro filosofia, il loro know-how e la storia, accostando l’impresa anche al mondo del cinema e della moda: «Abbiamo preso parte al Festival di Venezia, al Festival di Montecarlo e ai David di Donatello, promuovendo il brand in contesti non legati principalmente al food, per aprirsi a una comunicazione a tutto tondo. Nel 2024 il pastificio è stato partner di MasterChef Italia, noto programma tv in onda su Sky.

L’ABRUZZO AL PRIMO POSTO CON PROGETTI DI RECUPERO E VALORIZZAZIONE

Rustichella ha sempre raccontato l’Abruzzo nel mondo e continua a farlo. Non a caso l’evento che ha celebrato i primi 100 anni, in programma dal 18 al 22 luglio 2024, ha registrato ospiti provenienti da diversi Paesi: chef anche da Dubai, clienti e distributori esteri che hanno avuto modo di conoscere il territorio regionale. Per loro un’esperienza non solo culinaria, con la visita a Castel del Monte (L’Aquila) per vedere i campi di grano e la cena sul trabocco di Punta Cavalluccio. «Per questo centenario, dopo cinque anni di stop causa Covid, siamo tornati a proporre l’evento “Primo grano tour”, che prende il nome dalla nostra omonima linea di pasta “Primo grano”: produzione con grano 100% abruzzese». Per celebrare il secolo di storia è stato inoltre realizzato uno spot, visibile anche nell’home page del sito internet e che ha tra i protagonisti perfino alcuni familiari. È stato girato in Abruzzo con l’obiettivo di presentare pure la regione e l’area vestina, spesso dimenticata nella promozione e valorizzazione territoriale. Rustichella, tra l’altro, è stata una delle prime realtà a parlare di filiera corta e sostenibilità, stringendo accordi con produttori locali e dando forte impulso a un’economia circolare che potesse al meglio interpretare le specialità del territorio e i sei formati di “Primo grano” che raccontano l’Abruzzo: tra questi ci sono le virtù, la famosa pasta mista che viene solitamente cucinata il primo maggio di ogni anno. E poi il recupero di coltivazioni autoctone, come quella del fagiolo tondino del Tavo e il pomodoro a pera, le ricerche portate avanti sui grani antichi. Proprio negli ultimi due anni, Rustichella d’Abruzzo ha riscoperto, messo a coltivazione e pastificato in formato lungo e corto un antico seme di cui si hanno le prime tracce già nel 1600: il Marzuolo (anche chiamato Timilia) è tardivo e resistente, perché viene seminato verso la fine del mese di marzo e raccolto a settembre, per questo considerato il paracadute di molti contadini nel caso di raccolto andato male.

COME SARÀ LA PASTA DEL FUTURO?

Nel salutarci Stefania e Gianluigi Peduzzi staccano una spiga, la osservano al sole e ne sfiorano la superficie: «È ruvida, caratteristica che nella lavorazione puntiamo a mantenere. I nostri prodotti sono “rustici”, proprio come il nome che papà Piero ha scelto per il nostro brand. Non rifiniamo, lasciamo la nostra pasta porosa al tatto, dalla terra alla tavola». Rustichella non è dunque solo un pastificio, è una famiglia unita e coraggiosa, sono tradizioni protette e salvaguardate… È una storia senza tempo, ben proiettata sul futuro. «Siamo consapevoli già ora che parlare di tradizione in futuro sarà difficile e, forse, sempre meno persone apprezzeranno l’artigianalità. Le nuove generazioni abbracciano, per una serie di motivi legati anche a cambiamenti culturali, abitudini alimentari che non contemplano più piatti convenzionali. Ecco perché l’azienda si prepara ad accogliere le nuove community di giovani con una pasta che conserva tutte le caratteristiche di un prodotto artigianale, ma con la particolarità di cuocere in soli 90 secondi. Si sa, oggi si ha sempre meno tempo e si corre! Siamo all’avanguardia anche con una pasta che prevede l’utilizzo dei superfood con nutrienti presenti in natura e, chissà, se questa non sarà proprio la nuova pasta del futuro!».

Per leggere la versione integrale dell’articolo di Cover Story passa in edicola e acquista Abruzzo Magazine.